domenica 29 aprile 2012

Secondo capitolo. Secondo me.

Forse ha ragione il profeta Patrizio, che la vita non è poi questo grande supplizio, ad ognuno la sua verità, la sua dose di fantasia. C’è chi beve Negroni, chi nemmeno un caffè, chi si è rotto i coglioni di guardare Rai3. E c’è anche chi, come me, decide di tornare su suoi passi, perché in fondo ormai basta solo una buona connessione ad internet e pochi minuti di sana incoscienza per prenotare un volo ed un all’alloggio in Germania. I prossimi mesi saranno pieni zeppi di cose da fare, di manoscritti da studiare, e sicuramente di dialoghi in grado di dire molto più di quello che in essi vien detto. Nonostante io ad Erlangen ci abbia vissuto già per un anno, ogni mio viaggio nella terra dei crauti finisce col mettermi fuori gioco. Appena arrivato a casa, ho incontrato in salone cinque miei coinquilini. Davanti a loro, un’ ordinata fila di birre. “Facciamo una sfida!”- mi spiega Jens –“Ognuno presenta una birra della propria città, poi c’è la degustazione ed infine la votazione”. E vi giuro, erano quasi riusciti a farmi credere che questo rito fosse una cosa seria, quando uno di loro ha pensato bene di esordire mostrando agli altri la pubblicità della propria birra. Le risate scomposte che ne sono seguite, mi hanno palesato il vero significato di certe disfide del luppolo. I primi giorni sono stati come sempre una corsa da un ufficio all’altro, perché qui c’è bisogno di una tessera per qualsiasi cosa, e se non le hai tutte, finisci col sentirti come una torta alle fragole senza fragole. Ormai conosco l’iter, e stavolta c’ho messo meno tempo del solito. Tranne che per la banca, lì ci passo sempre un’ora per aprire un conto, anche perché bisogna firmare chili di documenti, e aspettare sempre del tempo tra un’operazione e l’altra. Forse è per questo che finisco sempre per fare amicizia con l’operatrice che cura la mia pratica. O meglio: non escludo che mi facciano tante domande sulla mia vita privata per indagare sulla natura del mio conto, ma è curioso che puntualmente finiscano con raccontare frammenti della loro vita, che vanno ben oltre il classico “bella l’Italia, proprio l’anno scorso sono andata in vacanza al Lago di Garda!”. Al corso di paleografia ci sono studenti provenienti da diversi paesi, finanche una canadese, e un olandese con i baffi da Bismarck e un piercing ad anello al naso (onestamente, però, se si evita di guardarlo in faccia sembrerebbe proprio una persona tranquilla). Ma finora non abbiamo avuto il tempo di conoscerci molto, dato che i corsi iniziano alle 8:30 e finiscono alle 18:00, e dopo tante ore l’istinto più forte è quello di scappare dalla biblioteca, non importa dove. Ci si abitua a tutto, e mi abituerò presto anche a questo nuovo ritmo. Così come alla colazione del venerdì assieme agli altri coinquilini (alle 7:30 si comincia, e sono tutti puntuali ovviamente), alle immancabili grigliate in giardino alle 18:30 del pomeriggio. Ma in realtà non sono solo i tempi ad essere diversi qui, la differenza maggiore la ritrovo nell’approccio alle cose e alle persone. Venerdì sera i miei coinquilini hanno organizzato una festa a sorpresa per un altro ragazzo della casa. Ovviamente, essendo la festa a sorpresa, nessuno si è preoccupato di assicurarsi che il festeggiato sarebbe venuto. E così alle 22:00 è partito l’assalto al banchetto. Quando, per puro caso, il festeggiato si è presentato, erano rimaste sul tavolo solo due fragole, che gli sono state offerte senza troppe cerimonie. Lui ha ringraziato tutti con ben due sorrisi, a breve distanza l’uno dall’altro, e senza grandi complimenti è andato via dopo dieci minuti. Onestamente, devo confessare che per me, questa festa è stata davvero una sorpresa. Come è stata una sorpresa scoprire che Carla, la mia amica italiana trapiantata in Germania da 20 anni, offre con la sua associazione un corso per insegnare ad andare in bicicletta. Pare che il suo corso sia molto frequentato da donne adulte provenienti dalla siria e dalla sicilia. O che Raffaela, prossima a diventare un pastore protestante, ha dovuto sospendere i preparativi del matrimonio, perché il suo compagno cattolico non reggeva il peso delle implicazioni causate dalla scelta di vita della sua ormai ex fidanzata. Bernhard dice che all’estero hai sempre la possibilità di stare bene, perché puoi scegliere meglio cosa vedere, osservare le cose buone e ignorare quelle negative. Io, spero di potergli dare ragione. Intanto riapriamo il diario di bordo, o meglio, torniamo a scriverlo in italiano per chi è lontano da me, e speriamo che tutti questi cambiamenti (compreso quello di 3 stagioni nell’arco di una settimana) possano regalare i frutti sperati. O almeno, più di due fragole.

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