domenica 11 aprile 2010

applicazioni improprie della dinamica

Ho trovato la risposta: applicare il terzo principio della dinamica a tutto quello che di strano mi capita da quando sono qui, e che quindi non mi riesco mai del tutto a capire. Così, anche se il senso delle cose continua a restarmi occulto, posso capire come devo comportarmi. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Che con un po’ di fantasia, e una sana operazione di decontestualizzazione, ha il potere di tranquillizzarmi al pensiero che da qualche parte, nelle vicinanze, posso trovare il famoso contrario. Io sto sperimentando la legge e la scienza mi sta dando ragione: e quindi, se in cucina trovo gente che gioca a Tabu con le domande sull’Antico Testamento, basta uscire, salire al piano di sopra, e trovare nella stanza della televisione un gruppo di tifosi che allegramente vede Manchester United-Bayern Monaco. A volte la reazione opposta non richiede neanche di dover spostarsi. Infondo, dove sta scritto che all’università si studia e basta? Io in questi giorni, pur non spostandomi dalle mie solite aule, ho partecipato ad un servizio fotografico per il sito dell’università e ho fatto la comparsa in un documentario anglo-tedesco sulla psicanalisi. In questo caso ho assecondato la reazione intestina all’università, e mi sono comodamente lasciato trasportare. Altre volte, la reazione però l’ho subita: tipo quando sono andato ad una cena internazionale, e mi è toccato in sorte un curioso balletto organizzato dalla falange nipponica ad Erlangen (e se non ci credi, clicca qui). Dovevo prevederlo, troppo ordine, troppo biondume per le strade della città.

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