domenica 9 maggio 2010

Leo(filizzato)

Un saluto dal fantastico mondo di Kartofferland, dove la birra costa meno dell’ acqua; dove il venerdì a mensa, si esibiscono i musicisti blues; dove il cappuccino al bar è rigorosamente liofilizzato e tuttavia costa più di uno normale; dove i cani hanno nomi da parsone, e perciò le persone sono costrette a usare nomi da cani; dove l’università è sempre aperta; dove appena esce un raggio di sole, il senso del dovere evapora e ci si stende ovunque capita per godersi la visita a sorpresa di qualche raggio passeggero; dove gli armadi non conoscono la prassi del cambio di stagione.
Ho una buona notizia: finalmente è iniziato il corso di tedesco. Finora mi sono dovuto arrangiare cercando di chiacchierare e segnandomi le parole nuove durante le pause pranzo. Ragion per cui ho maturato un vocabolario di tedesco da tavola, determinato dai temi di discussione proposti casualmente e per questo ricco di espressioni assolutamente senza senso, o difficilmente riutilizzabili, come “questo fine settimana ho passato il tempo a dar da mangiare alle pecore”, o offese improbabili del calibro di “ tu rospo, mangiatore di cavallette”. Più studio questa lingua, più mi chiedo che senso ha imparare delle regole quando poi sono molte di più le eccezioni. Il tedesco. La classica lingua nata per sbaglio. Nel primo secolo avanti Cristo, tribù barbare provenienti dalla Scandinavia si incontrarono in questa terra con gruppi di celti e slavi. I capi delle rispettive tribù capirono subito che per creare coesione era necessario un elemento aggregativo. E così, dopo riunioni e banchetti annessi, trovarono la soluzione: i giochi da tavolo ( di cui non a caso, i tedeschi ancora oggi sono ancora molto appassionati). Il più famoso premiava la squadra che fosse riuscita a creare la lingua in codice più difficile. Un giorno una squadra creò il Deutsch, e piacque così tanto che un po’ per gioco cominciarono a parlarla tutti, e figuratevi, oggi la parlo pure io! Continuo il gioco di ruolo. In realtà la difficoltà dal tedesco è data anche dal fatto che è settata su una oscillazione di tonalità pari a zero, all’opposto dell’italiano. Un tedesco parla sempre con lo stesso tono, e quindi come fai capire quando scherza o quando è arrabbiato veramente? Per cercare di capirlo, mi sono programmato una litigata finta con la mia tandem Caroline. Mercoledì alle 13:00, durante la pausa pranzo. Speriamo di non entrare troppo nel personaggio!

1 commento:

  1. «Ragion per cui ho maturato un vocabolario di tedesco da tavola» è meraviglioso!!! un bacio grande Leo!!

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